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Noccioleto 5.0: il CREA combina droni e sensori per mappare la variabilità del suolo

Uno studio del CREA nel Viterbese mostra come immagini da drone, sensori del suolo e verifiche in campo possano definire zone di gestione omogenee per interventi più mirati.

Dalla variabilità del terreno a una mappa operativa

Il 28 settembre 2026 il CREA ha presentato i risultati di Noccioleto 5.0, uno studio realizzato in un noccioleto biologico ad alta densità nel Viterbese, presso l'Azienda Agricola Gisella ed Elena Ascenzi. L'attività rientra nei progetti Agridigit e Agrofiliere e aveva un obiettivo concreto: riconoscere aree del campo con caratteristiche simili, così da poterle gestire in modo differenziato.

La ricerca non si è affidata a una singola immagine. I tecnici hanno integrato la conducibilità elettrica apparente del suolo, misurata con un sensore montato su trattore, con immagini acquisite da drone, misure prossimali del vigore vegetativo e controlli diretti sulle piante. È proprio l'incrocio fra queste informazioni a rendere il risultato agronomicamente utile.

Due zone, esigenze differenti

L'analisi ha distinto due zone principali. La prima presentava un suolo più sabbioso, minore sostanza organica e una capacità inferiore di trattenere l'acqua. La seconda era più argillosa e ricca di sostanza organica, con una migliore disponibilità di acqua e nutrienti. Anche le piante rispondevano in modo diverso: nella seconda zona erano più vigorose e con chiome mediamente più sviluppate.

Questa distinzione può diventare la base per interventi a rateo variabile o comunque più localizzati. Irrigazione, concimazione e potatura possono essere pianificate tenendo conto delle condizioni reali delle diverse aree, invece di trattare l'intero appezzamento come se fosse uniforme. Lo studio indica questa possibilità, ma non promette automaticamente un risparmio preciso: dosi e decisioni restano materia di valutazione agronomica.

Che cosa può fare davvero un rilievo con drone

Il drone permette di osservare rapidamente differenze di vigore, copertura e sviluppo della vegetazione su superfici ampie. Tuttavia, una variazione di colore in una mappa non spiega da sola la causa: può dipendere dal suolo, dall'acqua, dalla nutrizione, da una malattia o da altri fattori. Per questo servono misure a terra e una domanda tecnica definita prima del volo.

Un flusso di lavoro utile dovrebbe quindi:

  • definire quale decisione dovrà supportare il rilievo;
  • pianificare il volo in condizioni coerenti e ripetibili;
  • georeferenziare correttamente immagini e risultati;
  • verificare sul terreno le anomalie osservate dall'alto;
  • confrontare i dati nel tempo, quando il monitoraggio è periodico.

Perché questa notizia conta per le aziende agricole

Noccioleto 5.0 mostra un uso maturo del drone: non come semplice macchina fotografica, ma come parte di un sistema di misura. È una direzione coerente con la strategia europea AgRI 2040, che punta a portare digitalizzazione, intelligenza artificiale e robotica dalla ricerca alle applicazioni sperimentate sul campo.

In questo tipo di progetto, Leoni Drone parte dal problema che l'azienda agricola deve risolvere. Solo dopo vengono scelti il sensore, il periodo di acquisizione, la risoluzione e le verifiche necessarie. Questo approccio trasforma il rilievo in un documento tecnico confrontabile, capace di supportare il professionista agronomico, e non soltanto in una fotografia suggestiva.

Il drone acquista valore quando l'immagine diventa una misura confrontabile e la misura entra in una decisione agronomica.

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